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Formaggio
fresco a pasta filata.
Area: Agroalimentare
Tipologia: I Prodotti tradizionali
Produzione
Luogo di Produzione:
Provincia di Palermo ed alcuni comuni della prov. di Trapani
Province di Produzione :
palermo, trapani
Dati Organolettici
Forma: Ovoidale
Sapore: Acidulo
Crosta:
Odore-profumo:
Colore:
Pasta: Colore avorio
Produzione:
Tecnologia di produzione:
specie/razza: vacca;
materia prima: latte intero, crudo;
microflora: naturale;
caglio: pasta di agnello o capretto;
Sistema di alim. preval.: pascolo naturale e coltivato con
integrazione di foraggi e concentrati in stalla in quantitą
variabile rispetto alla stagione foraggera.
La vastedda palermitana prodotta con tecniche tradizionali
prevede la coagulazione del latte in una tina di legno a 35°C
con caglio in pasta di agnello. La cagliata viene fatta
spurgare con l'ausilio di un particolare recipiente di legno,
"cisca", viene poi cotta sotto scotta per circa 4 ore, dopo
viene posta su un graticcio di canne "cannara" per poterla
pressare; la pasta ottenuta č appesa ad un bastone di legno "appizzatuma"
per favorire lo spurgo del siero. Il giorno dopo viene
tagliata, messa nel "piddiaturi", contenitore per la filatura,
e filata con l'ausilio di un bastone di legno "vaciliatuma".
La vastedda modellata a mano per acquisire la forma ovoidale
viene successivamente lasciata asciugare sul tavoliere di
legno. Il giorno dopo viene salata. L.a salatura avviene in
salamoia satura per circa 2-4 ore. Posta ad asciugare dopo 48
ore č pronta da consumare.
Attrezzature storiche: Tina di legno, bastone di legno
"rotula", recipiente di legno per la pressatura "cisca",
graticcio di canne "cannara", bastone di legno "appizzatuma",
bastone di legno "vaciliatuma", recipiente di legno "piddiaturi",
caldaia di rame stagnato. Tavole e contenitore di legno
"tavoliere". Fuoco diretto legna-gas.
Storia e curiositą del prodotto:
Le sue origini risalgono alla produzione del caciocavallo
palermitano. La vastedda, infatti, si ottiene da una
lavorazione molto simile a quella del caciocavallo palermitano
la cui differenza diventa tangibile nel momento della filatura
della pasta dove le mani esperte conferiscono alla massa una
forma ovoidale pił o meno spessa, chiamata appunto Vastedda.
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